Spagna regina leggendaria: l’Italia s’inchina

by · July 1, 2012

 “La Spagna è la migliore al mondo, l’ha dimostrato in questi anni mantenendo le proprie caratteristiche: ho sempre detto che è la squadra da battere”. Aveva parlato così il nostro commissario tecnico, Cesare Prandelli, e alla luce di ciò che abbiamo visto la sua analisi è risultata premonitrice: una Spagna praticamente perfetta ci è stata nettamente superiore e non sarebbe né onesto né opportuno ricorrere a scusanti relative allo stato di forma precario di diversi azzurri o ad un clamoroso errore di Prandelli circa la gestione dei cambi in corso d’opera. Erano chiamate alla grande sfida finale le due migliori compagini viste nella manifestazione: la Spagna per scolpire nella storia del calcio un Triplete mai riuscito a nessuno, l’Italia per sfatare un tabù che affondava le radici nel ’68. Con queste premesse, non ci sono novità tattiche di rilievo ad inizio gara. Le Furie Rosse vengono schierate dal “saggio” Vicente Del Bosque secondo consuetudine: cinque palleggiatori sublimi ed un trequartista, David Silva, per una fase offensiva memore del grande calcio totale olandese, dove Fabregas viene preferito a Torres nel ruolo di terminale offensivo. Prandelli propone i nostri azzurri secondo un 4-4-2 che prevede un rombo a centrocampo ove Montolivo è il vertice avanzato, secondo la formazione tipo mostrata dall’Italia nelle ultime due gare e prima degli europei. Questo il tabellino finale:

Spagna (4-3-3): Casillas, Aberloa, Ramos, Piquè, Jordi Alba, Busquets, Xabi Alonso,Xavi, Fabregas (29′ st Torres), Iniesta (39′ st Mata), Silva (14′st Pedro) Ct Del Bosque

Italia (4-3-1-2): Buffon, Abate, Bonucci, Barzagli, Chiellini (20′ Balzaretti), De Rossi, Marchisio, Pirlo, Montolivo (12′ st Thiago Motta), Cassano (1′st Di Natale), Balotelli. CT Prandelli

Reti: 13′ Silva, 39′ Jordi Alba st 37′ Torres, 41′ Mata

Arbitro:  Proenca

Ammoniti: Piquè, Barzagli

Al 7° Sergio Ramos incorna direttamente su angolo ma alza troppo la traiettoria. Due minuti dopo Fabregas lambisce invece la traversa con una gran botta dal limite sul passaggio di ritorno di Fabregas. Al 14° però David Silva (nella foto sotto) fa meglio, portando la Spagna in vantaggio: sempre Fabregas, servito in verticale, lascia sul posto un Chiellini in evidente ritardo di condizione involandosi sul fondo, da dove recapita in mezzo un pallone su cui il trequartista colpisce di testa per l’1-0 iberico. Tra gli azzurri piove sul bagnato, dato che dopo 5 minuti Chiellini lascia il posto a Balzaretti per il riacutizzarsi della noia muscolare patita due settimane fa. Alla mezz’ora Cassano mette a sedere Arbeloa al limite esterno dell’area ma convergendo da sinistra conclude con un tiro telefonato per Casillas: sarà uno dei due lampi di un Fantantonio apparso appesantito (questa non è una novità…) ma anche poco ispirato. Il secondo giunge pochi minuti più tardi, quando il talento di Bari Vecchia fa partire una bordata su cui Casillas si fa trovare pronto alla respinta. Al 41° il magistrale tiki taka che ha fatto scuola nel mondo sortisce il raddopio: Xavi attacca palla al piede la trequarti servendo in verticale un fulmineo Jordi Alba, lesto ad incunearsi in area trafiggendo Buffon dopo cinquanta metri di progressione da centometrista. Per questo terzino di 23 anni, già arruolato dal Barça, si tratta della ciliegina sulla torta di un Europeo perfetto: questo ragazzo corre a velocità supersonica come un assatanato ma, forte di una personalità da veterano, correda il suo repertorio con impeccabile senso tattico e mancino fino. La reazione italiana è tutta in una risposta di Montolivo, il quale calcia forte ma centrale dal limite, come peraltro fa ancora David Silva allo scadere, senza esito, alla fine della prima frazione.

Al rientro dagli spogliatoi Prandelli sostituisce Cassano, impalpabile, con Di Natale: Totò bussa subito incornando un cross di Abate dopo un minuto, ma alza di mezzo metro la traiettoria sopra la traversa. Risponde immediatamente Fabregas concludendo dal limite ad un tiro di schioppo dal palo, sotto il controllo vigile di Buffon. Una manciata di secondi dopo Fabregas si inventa uno slalom in area quasi all’altezza della linea di fondo, cui solo un riflesso di Buffon a terra impedisce la finalizzazione in rete. Al 50° Di Natale si vede recapitare da Montolivo un pallone d’oro in verticale al limite dell’area piccola, ma di prima intenzione calcia su Casillas in uscita, non riuscendo a sfruttare neanche la corta respinta. Al 55° Prandelli prende tuttavia una decisione che lascia fortemente perplessi: fuori Montolivo, dentro Thiago Motta. Al di là dei dubbi nel merito della scelta, che toglie dai giochi una mezz’ala positiva fino a quel momento e comunque in buone condizioni fisiche per lasciare spazio ad un mediano, in una situazione che richiederebbe giocatori offensivi, la scelta di esaurire i cambi a più di 35 minuti dalla fine significa rischiare l’inferiorità numerica in caso di infortunio. Detto, fatto: per ironia della sorte, proprio Thiago Motta è costretto a uscire per infortunio muscolare dopo neanche una decina di minuti, lasciando in dieci uomini un’Italia già malconcia, sotto per 2-0. Da annotare per gli annali dunque il clamoroso errore di un tecnico, Prandelli, fino a questo momento impeccabile stratega ed encomiabile motivatore. Tradita da stanchezza palese, sfortuna per conclusioni ed infortuni come anche da un errore del suo condottiero in panchina, l’Italia vede così spegnersi mestamente a quasi mezz’ora dalla fine dell’incontro le residue speranze di recuperare una partita finita troppo presto sugli inarrivabili binari iberici.

La gara di fatto finisce già qui sul piano della contesa, anche se non su quello del risultato: l’Italia cerca di limitare i danni, la Spagna non sembra volere infierire più di tanto. Resta però la voglia di riscatto di Torres: all’84°, imbeccato in verticale, El Ninho trafigge Buffon a tu per tu sancendo il 3-0, mentre all’87° serve a pochi passi dalla porta il tap-in del 4-0 al neoentrato Mata. Il Triplice fischio tramanda alla storia la leggendaria vittoria di quelli che avevamo potenzialmente battezzato un mese fa sulle nostre pagine come i nuovi conquistadores spagnoli: un modello di calcio tecnico e vincente, capace di mietere vittorie senza soluzione di continuità negli ultimi 4 anni, che hanno arricchito la bacheca iberica di due coppe europee ed una mondiale, come a nessuno era mai riuscito consecutivamente in un secolo di calcio. Spossati ed incapaci di reagire i nostri azzurri, molti dei quali in lacrime a fine gara: apparsi stanchi e timorosi fin dalle prime battute, i nostri ragazzi hanno perso ogni speranza dopo l’infortunio di Motta, che ha costretto l’Italia all’inferiorità numerica per la mezz’ora finale nella quale sarebbe servita invece la verve degna di un arrembaggio spietato. Prandelli ha parlato di rammarico per la precaria condizione atletica dovuta ai pochi giorni di riposo per recuperare, ma la sensazione è che la sua scelta di esaurire i cambi già al 55° sia stata letale.

Restano enormi i meriti del tecnico di Orzinuovi, capace di rimettere a posto i cocci di una nazionale di calcio italiana uscita umiliata dai mondiali del 2010 in Sudafrica, restituendo entusiasmo e passione ad un popolo intero, che non può non rendere grazie. In pochi avrebbero scommesso su un’Italia finalista ad inizio europeo, in pochi l’avrebbero data vincente anche contro Inghilterra e Germania: il sogno è stato infranto in finale dai maestri spagnoli, più maturi, più forti, più brillanti. Ma verrà presto il tempo di riprovarci e allora lo spirito nazionale ricostituito dall’encomiabile lavoro di mister Prandelli potrà riscattarsi: resta il tempo di ringraziare i nostri ragazzi per avere onorato la nostra passione nel nome della nostra bandiera, con dedizione, talento e coraggio. Coraggio allora Italia, asciuga le tue lacrime e provaci ancora: il tempo degli onori è rimandato, dipende da te capire fino a quando, nel calcio come negli altri campi su cui il nostro amato Paese è chiamato a rispondere, con lo stesso spirito di squadra e la stessa coesione con le quali questa squadra ha costituito un modello d’orgoglio per il nostro Paese. Grazie ragazzi per il sogno regalato ad un Paese fiaccato da vicissitudini e disgrazie varie: comunque orgogliosi di voi, siamo grati per essere stati degni Fratelli d’Italia.

Mario Agostino

Discussion3 Comments

  1. Alfredo Manuel says:

    D’accordissimo come sempre, volevo solo spezzare una lancia a favore di Mario Balotelli, da me sempre criticatissimo che oggi ha dimostrato una grinta da leone battendosi su ogni palla. Dai Super Mario

  2. gallit says:

    Intanto complimenti per il sito, veramente. Vi ho seguiti con attenzione.
    Ho però alcune questioni da tirare fuori, e scomodamente, non si dovrebbe fare quando si perde così nettamente, le voglio scrivere ora e sul vostro spazio.
    Premesso che Xavi e Iniesta sono due giocatori irripetibili, che il gioco del Barca è stupefacente ed è stato mantenuto in parte, con forzati cambiamenti (assenza obbligata di Messi e per infortunio di Villa), dalla nazionale iberica, io continuo a nutrire alcuni dubbi sulla tenuta fisica e la frequenza di corsa, la modalità di corsa, nel calcio spagnolo (sopratutto nel Barca e nel Valencia, ma anche del Bilbao…) e in generale sulla tenuta atletica degli atleti spagnoli negli ultimi 25 anni. Ci sono cose che non si dicono, ma sono fondamentali. I controlli in Spagna non esistono, sopratutto riguardo alla preparazione atletica. Nel calcio in Spagna per esempio, è consentito l’uso delle camere iperbariche (la nazionale spagnola nel 2010 fu l’unica che non si preparò in altura, nel resto del mondo, USA a parte, sono vietate anche nel calcio), non c’è controllo sull’autoemotrasfusioni(vanno tutti, ma tutti, in Spagna a farsele), e neanche uno specifico test per l’utilizzo del CERA. Questo in Spagna non esiste, e non esiste neanche un’agenzia antidoping internazionale della UEFA e della FIFA che possa intervenire. In italia il centro del Coni, che segue pure il calcio, fa le stesse analisi sui ciclisti come sulle provette dei calciatori. Neanche da noi per la verità sui farmaci affini all’EPO vengono fatti test specifici (come invece vengono fatti ai ciclisti) ma diciamo che c’è un controllo talmente superiore che è imbarazzante la differenza con la Spagna. Non parliamo poi dei controlli in Francia, Germania o Inghilterra, ancora più severi che da noi. Se Contador e Valverde nel ciclismo vengono “salvati” dalla federazione spagnola, arriva la WADA, l’agenzia intenazionale, che se ne fotte, li squalifica e gli leva i tour, i giri etc.
    Ora, non voglio essere frainteso, la qualità tecnica di uno Xavi, ma pure di un Piquè, non è certo una trasfusione a dartela, ma la lucidità nonostante lo sforzo, la capacità di fare decine di scatti da 5-10 metri a partita, per proporsi, per intercettare, senza che mai o quasi ti salga acido lattico alle ginocchia, e rimani inchiodato nel campo….mi è rimasta impressa una scena nella finale champion del 2011 a londra, quando al 92esimo, Rooney a tutta velocità, e si stava già sul 3 a 1, è stato raggiunto e superato da Xavi, che aveva giocato a 1000 tutta la partita. Ecco, secondo me è impossibile vedere queste cose, e poi non in una sola occasione, ma spesso, troppo spesso. Questo dubbio (che peraltro nella storia del pallone vede molti episodi dubbiosi, mai dimostrati, il più delle volte veri e insabbiati) mi pervade non da ieri sera, o da questa mattina, ma da almeno 5/6 anni. Detto questo, la Spagna c’è comunque superiore, Prandelli ha voluto, con coraggio, affrontarla alla pari, e con una netta inferiorità fisica è stato più un suicidio che un omicidio. Forse, se Prandelli voleva provare a vincere, un 3-5-1-1 (tipo Bonucci, Chiellini, Barzagli, Maggio, Balzaretti, Nocerino, De Rossi, Marchisio, Pirlo, Di Natale), era la soluzione più efficace, ma a mio giudizio ci ha dato un’insegnamento, doloroso ma utile. E’ meglio provare a vincere dimostrando di essere il più forte, che provarci tentando di essere il più furbo, il più scaltro(peraltro facendo così abbiamo vinto parecchio..). Pagherà questa scelta nel futuro, se si avrà il coraggio di seguirla.
    Al mondiale in Brasile! (almeno che non continuate seguendo il campionato…:)
    Gallit.

  3. al says:

    Mi sembra molto strano come una nazionale(quella spagnola) che, non ha mai superato i quarti di finale di una competizione europea, improvvisamente si trovi da 4 anni a questa parte sul tetto del mondo. Le accuse del dr. Fuentes non sono frutto di fantasie ma, secondo me, di verità tenute nascoste. Nella finale Euro 2012, i giocatori spagnoli alla fine dei 90 minuti regolamentari erano freschissimi e neanche sudati, al contrario dei giocatori italiani che non si reggevano in piedi. Non penso che gli Spagnoli siano dei superuomini ma semplicemente che siano arrivati alla finale europea stradopati, come già accaduto nel mondiale del 2010. Sarebbe ora che qualcuno controllasse con più rigore i giocatori della nazionale spagnola.

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