Quelli che non ce la fanno: gli Europei degli esclusi

by · May 27, 2012

Quelli che non ce l’hanno fatta: quelli che hanno preferito scommettere squallidamente piuttosto che giocare, quelli che hanno subito gravi infortuni o l’annata storta del proprio club… Accesi i riflettori sui prossimi protagonisti degli imminenti Europei, diamo spazio ad una rapida carrellata su alcuni illustri esclusi del calcio nostrano, gravitanti non di rado nel giro della nazionale dal commissario tecnico Prandelli. Il più grande rammarico per gli sportivi italiani si chiama senza dubbio Giuseppe Rossi: l’attaccante italo-americano del Villareal è costretto ad un lunghissimo stop da una grave lesione al ginocchio destro, che lo terrà lontano dai campi fino al 2013. E’ tuttavia numerosa la platea dei compagni di reparto di “Pepito” Rossi in odore di nazionale scartati da Prandelli. Tra i numeri 9 più noti svetta Alberto Gilardino, che paga una delle sue peggiori stagioni in carriera: proprio come nell’ultima stagione al Milan, quest’anno ha prima sofferto la drammatica situazione fiorentina segnando appena due gol, poi da Gennaio è passato al Genoa confezionando prestazioni deludenti e appena 3 gol, di cui 2 su rigore. Caso curioso, quello di Gilardino: il grande calcio si accorse delle sue grandi doti quando conquistò con la nazionale Under 21 gli Europei del 2008, rivelandosi trascinatore indiscusso di quella nazionale. Lentamente ha quindi perso di vista il treno della Nazionale, dato anche un tipo di gioco “da reparto a sé” che tende a rivelarsi nel tempo congeniale come letale terminale offensivo di una squadra di club ma risulta difficilmente applicabile in nazionale, dove i calciatori provengono da squadre differenti ed hanno pochi giorni per perfezionare i meccanismi di gioco. Quando il cielo fu azzurro sopra Berlino, “il Gila” si distinse per un’inzuccata vincente nella partita pareggiata contro gli USA nel Girone di qualificazione, quindi per una grande prestazione nella storica semifinale contro la Germania, impreziosita dall’assist a Del Piero per il 2-0 sul finire dei supplementari.

Bocciato il poker juventino composto da Matri, Pepe, Borriello e Quagliarella: se Borriello, centravanti di peso, ha raggiunto un accettabile stato di forma solo alla fine della stagione, Quagliarella ha alternato grandi giocate a prestazioni abuliche, causa anche alcuni infortuni fastidiosi occorsigli a più riprese. Meno prevedibile l’esclusione di Pepe, tornante di quantità protagonista di una stagione esaltante, corredata di gol ed assist decisivi per lo scudetto bianconero, il quale aveva convinto Marcello Lippi e lo stesso Prandelli fino a pochi mesi fa. Un’esclusione evidentemente tecnica per lui, probabilmente non congeniale al rombo di centrocampo con cui Prandelli è orientato a schierare l’Italia, facendo a meno di esterni di ruolo, così come è apparsa scelta tecnica quella di lasciare a casa Matri, non costante in termini di rendimento e probabilmente penalizzato dallo scarso utilizzo da parte di Conte nell’ultima parte di campionato. Altro centravanti deluso è senza dubbio Giampaolo Pazzini: se l’esclusione decisa da Prandelli, suo vecchio maestro a Firenze, poteva apparire un azzardo inconcepibile ad inizio anno, il campionato del “Pazzo” ha fatto man mano presagire la scelta. Pazzini ha pagato il minutaggio ridotto dovuto alla concorrenza nell’Inter del “Principe” dell’area di rigore, Diego Milito, ed uno stato di forma precario, nel contesto di un’annata deludente, anche per scarsa verve sotto porta del “Pazzo” stesso, per i colori nerazzurri. Non è stato confermato neanche Osvaldo, nonostante una discreta annata nella Roma delusa di Luis Enrique: alcune intollerabili intemperanze caratteriali ed un rendimento non costante ne hanno minato le chances azzurre. Probabilmente è stato lo stesso codice etico a far saltare la convocazione di Marchetti, portiere della Lazio andato in escandescenza in occasione di Udinese-Lazio ma penalizzato anche dalla concorrenza spietata profilatasi alle spalle del titolarissimo Buffon in base alle scelte di Prandelli.

alberto aquilani

Volgendo lo sguardo ad altri reparti, merita menzione l’esclusione del difensore fiorentino Alessandro Gamberini, a dirla tutta mai entrato a pieno ritmo nel giro della nazionale: più che per le scarse prestazioni con la deficitaria Fiorentina, la mancata convocazione è dovuta all’occupazione più che legittima del blocco difensivo da parte del trio juventino composto da Bonucci, Barzagli e Chiellini. Altro difensore escluso è il terzino destro Mattia Cassani, complice una stagione disastrosa della sua Fiorentina e la presenza ingombrante tra le fila azzurre dei fluidificanti di fascia Abate e Maggio. In mediana mancano i nomi di Alberto Aquilani e Stefano Mauri, per diverse motivazioni: se il primo non è riuscito a superare neanche al Milan la cronica fragilità che ne riduce al lumicino da anni la capacità di giocare con continuità, il secondo non è stato certo scartato per motivi tecnici, data la duttilità esercitabile in più ruoli nel rombo previsto da Prandelli a centrocampo e l’ottimo stato di forma. Mauri potrebbe avere pagato l’essere stato chiamato in causa rispetto a qualcosa che con lo sport non dovrebbe avere nulla a che fare, ossia lo scandalo di scommesse legate al calcio: coinvolto dalle dichiarazioni dell’ex giocatore piacentino Gervasoni, è stato ascoltato dalla procura della FIGC, in attesa di chiarire la propria posizione. Un paragrafo a parte lo meritano i calciatori che hanno superato le trenta primavere: i veterani, come si suole dire, che pur avendo fatto bene durante la stagione dovranno rinunciare al sogno di toccare i campi di calcio polacchi e ucraini per lasciare spazio ai più giovani. Di Totti Del Piero abbiamo già parlato annoverandoli nel valzer dei numeri dieci mancanti a questa Italia, ma una parola merita d’essere spesa per Fabrizio Miccoli: il Romario del Salentolodevole per le sue giocate impossibili e per i suoi gol da fuoriclasse, non è mai riuscito in gioventù a scalfire la corazza decisionale dei CT e a strappare una convocazione per un campionato mondiale o europeo e, data l’età, mister Prandelli ha preferito coerentemente non modificare uno stile decisionale con il quale affida alla fame di una nuova “Giovine Italia” il rifiorire della Primavera del calcio nostrano.

Mario Agostino e Alessandro Testa

Categoria: news

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Discussion1 Comment

  1. pierluigi says:

    Miccoli no per l’età e Di Natale?

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