Pan di Spagna alternativo: la finale è di rigore!

by · June 27, 2012

 “Abbiamo ambizione e coraggio, sarà anche una questione di pazienza”. Si era espresso così il tecnico del Portogallo Paulo Bento, di fatto profetico per tutti alla luce di ciò che la storia del calcio annoterà in merito alla semifinale tra Spagna e Portogallo. In effetti, l’unica a fare la differenza, sul campo, è stata proprio Sua Maestà la pazienza, protagonista per 120 venti minuti e corredata da tatticismo e concentrazione maniacale tra le due compagini iberiche maestre del possesso palla, impegnate più ad annullarsi a vicenda che ad imbastire gioco. Così, alla Donbass Arena di Donetsk, la prima semifinale degli Europei assegna

la vittoria valevole la finale ai rigori, premiando la Spagna di Del Bosque. Ma andiamo con ordine a rigor (è il caso di dirlo…) di cronaca.

I due tecnici decidono di sorprendere specularmente alla stessa maniera la platea, scegliendo i due rispettivi centravanti senza averne dato alcun sentore alla vigilia: nella Spagna, l’esordio dal primo minuto di Negredo (11 gare senza sconfitte con la nazionale…) relega alla panchina sia El Ninho Torres che Fabregas, mentre Hugo Almeida rimpiazza Helder Postiga, annunciato indisponibile, per il Portogallo. Per il resto, nessuna novità né in termini di modulo né di volti tanto tra la Furie Rosse, in campo con il consueto 4-5-1 da richiamo del “calcio totale”, quanto tra i lusitani marchiati 4-3-3 dal tecnico Paulo Bento. Ecco dunque i tabellini di gara:

PORTOGALLO (4-3-3): Rui Patricio, Pereira, Pepe, Alves, Coentrao; Moutinho, Veloso (106′ Custódio), Meireles (112′ Varela); Ronaldo, Hugo Almeida (81′ Oliveira), Nani. CT: Paulo Bento

SPAGNA (4-3-3): Casillas, Arbeloa, Ramos, Piquè, J.Alba, Busquets, Xabi Alonso, Xavi (87′ Pedro), Silva (60′ Navas), Negredo (54′ Fábregas), Iniesta. CT: del Bosque

Arbitro: Cakir (Turchia)

Ammoniti: Coentrao, Pepe, Pereira, Alves, Veloso (P), Ramos, Busquets, Arbeloa, Xabi Alonso (S)

Ai rigori per il Portogallo segnano Pepe, Nani, falliscono Joao Moutinho e Bruno Alves; per la Spagna segnano Iniesta, Piquè, Sergio Ramos, Fabregas, fallisce Xabi Alonso.

Le squadre danno vita ad una gara estremamente prudente, segnata da uno sterile possesso palla spagnolo meno brillante del solito e ben arginato da un guardingo Portogallo che non concede un centimetro. Le Furie Rosse appaiono macchinose ed incapaci di tessere la consueta tela letale, mentre i lusitani vengono trascinati dalla grinta di un Cristiano Ronaldo ispirato e capace di trasmettere tanto sicurezza ai compagni quanto qualche grattacapo ai difensori spagnoli, impegnati a contenerne le folate. Bisogna attendere tuttavia quasi mezz’ora per commentare un tiro in porta degno di nota: Negredo recupera un pallone a fondo campo, lo difende con eleganza e lo recapita al limite dell’area per Iniesta, il quale tenta la parabola all’incrocio alzando però di appena mezzo metro la traiettoria. Risponde subito però Cristiano Ronaldo, che raccoglie un pallone vagante dal limite per scaraventarlo rasoterra appena pochi centimetri distante dal primo parlo difeso da Casillas. Sono due lampi solitari in una notte di stelle, ma non ci sono ulteriori sprazzi di luce da segnalare, fuorché qualche consueta accelerazione di Iniesta, ancora una volta il migliore tra le Furie Rosse.

cristiano ronaldo portogallo

Al rientro dagli spogliatoi le squadre non presentano cambiamenti tra i rispettivi schieramenti, anche se dopo appena dieci minuti Del Bosque si affida a Fabregas al posto di Negredo, quindi a Jesus Navas al posto di David Silva al quarto d’ora. Al di là di qualche innocua conclusione di Postiga, il copione non cambia tuttavia rispetto a quello regalato dal primo tempo. Bisogna attendere il minuto 67° per vedere un’altra conclusione nello specchio: la firma è di Xavi, ma la conclusione è fin troppo centrale. Subito dopo la risposta decentrata di Hugo Almeida è ancora fuori misura. Si perdono peraltro sul fondo, anche se di poco oltre la traversa, due velenose punizioni di Cristiano Ronaldo dai 25 metri circa, rispettivamente al 72° ed all’84°. La grande chance in grado di spezzare l’equilibrio arriva tuttavia proprio allo scadere, ancora tra i piedi di CR7, liberato da un magistrale contropiede lusitano: pescato in solitudine al limite dell’area, l’asso di Madera spara alto per la disperazione dei suoi, relegando ai supplementari il tentativo di dare una finalista ad Euro 2012.

Il primo tempo supplementare non riserva ritmi diversi, ma al 103° Jordi Alba si infila inafferrabile tra le maglie portoghesi affondando sulla sinistra: il suo servizio imbecca Iniesta al limite dell’area piccola ma Rui Patricio sventa in angolo il tap-in di prima intenzione della mezz’ala del Barcellona. Resta il tempo per assistere ad una staffilata da fermo di Sergio Ramos, finita sul fondo dopo aver sibilato accanto all’incrocio dei pali. Il secondo tempo supplementare chiama ancora Rui Patricio alla parata decisiva: stavolta è un diagonale ravvicinato di Jesus Navas ad impegnarlo severamente ma senza esito, dato che il restante tempo non sortisce emozioni degne di nota nonostante la vivacità sugli esterni di Pedro e Navas, in qualche modo limitati da un’impeccabile retroguardia portoghese. Il verdetto della lotteria dei rigori vede prevalere la Spagna, in virtù dell’errore decisivo di Bruno Alves che colpisce la traversa al quarto penalty. Al Portogallo resta l’onore delle armi, a Cristiano Ronaldo il rammarico di non aver realizzato il gol decisivo in occasione del diagonale al 90° e, forse, di avere aspettato ben quattro rigori per portarsi sul dischetto decisivo. Il pan di Spagna è insomma di rigore anche stavolta, in attesa che la sfida infinita tra Italia e Germania dichiari la sfidante per il trofeo di Euro 2012.

Mario Agostino

Discussion1 Comment

  1. E’ stata una partita piuttosto noiosa. Il tiki taka della Spagna era quasi irritante e sinceramente speravo in un gol in contropiede del Portogallo. I lusitani con 4 passaggi erano in porta. “Questo è il calcio”, pensavo mentre guardavo la partita tra uno sbadiglio e una nocciolina.
    Il possesso palla della Spagna era fine a se stesso e non posso che trarne una conclusione: senza i singoli, nonostante si dica che il calcio è uno sport di squadra, fare gol è quasi impossibile. Il Barcellona ha trasferito il suo gioco alla Nazionale spagnola, ma quest’ultima è priva di giocatori in grado di fare la differenza, o almeno di dare imprevedibilità: Messi, per esempio, dopo l’asfissiante tiki taka dei compagni, se vede che non ci sono spazi si incunea nella difesa avversaria, ne scarta tre e la butta in rete. Questo è il gioco del calcio, il resto è solo statico e noioso possesso palla.
    Paradossalmente la Spagna era prevedibile con quei suoi scambi, cambi di rotta e tentativi di entrare in porta col pallone. Il Portogallo era meno bello da vedere, meno elegante, ma arrivava in porta con più facilità: due verticalizzazioni, palla a CR7 che dal fondo la metteva nel mezzo. E qualcosa poteva pur succedere.
    E’ il caos che spesso stravolge le difese avversarie. Una pallonata lunga o un cross dalla trequarti non saranno belli da vedere, e forse possono essere il sintomo di una carenza di schemi, ma spesso sono efficaci.
    La Spagna era troppo scolastica, troppo perfetta, troppo leziosa e esteticamente bella. Perfetta, come il compagno di classe secchione e meticoloso, troppo perfettino.
    A tratti l’ho trovata spocchiosa.
    Ha comunque vinto, e chi vince alla fine ha sempre ragione. No?

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