God save the Team! L’Inghilterra a Euro 2012

by · May 17, 2012

Il riferimento a “God Save the Queen”, inno britannico divenuto anche simbolo e icona punk grazie al famoso e omonimo pezzo dei Sex Pistols, non è affatto casuale. Servirebbe un aiuto quasi ultraterreno, infatti, per risollevare le sorti dei bianchi d’Inghilterra, affossati da decenni di insuccessi e cattive gestioni e, soprattutto, non aiutati da una stampa affatto amica quando si tratta di rimarcare errori e defaillance. Emblematico, in questo senso, il trattamento riservato all’ormai ex selezionatore Fabio Capello, numeri alla mano uno dei tecnici più vincenti della storia: messo pesantemente in discussione dopo un Mondiale 2010 sotto tono, con i Leoni inglesi eliminati dalla Germania agli ottavi di finale dopo un pesante 1-4, l’allenatore friulano è stato riconfermato più per il suo pesante ingaggio che per reale fiducia (la federazione avrebbe dovuto pagare una pesante liquidazione per il suo esonero), per poi essere silurato lo scorso febbraio dopo non aver accettato le sanzioni disciplinari della Football Association (la lega calcio inglese) su John Terry, degradato da capitano della nazionale e sotto processo per insulti razzisti al difensore Anton Ferdinand.

Dopo il breve interregno di Stuart “Psycho” Pearce, è arrivata la decisione che tutti i media e i tifosi attendevano: affidare l’Inghilterra a un allenatore inglese. La scelta è quindi caduta su Roy Hodgson, ex coach di Inter, Fulham, Liverpool e nazionale svizzera, da un anno sulla panchina del West Bromwich Albion. Toccherà a lui guidare la nazionale dei Tre Leoni all’Europeo in Polonia e Ucraina, con l’imperativo di invertire un trend negativo quasi interminabile, una sorta di maledizione: l’unico e ultimo successo degli inglesi, infatti, risale al lontano 1966, ai mondiali giocati in casa e vinti anche grazie al gol-non gol di Geoffrey Hurst nella finale contro la Germania Ovest. Da allora, un elenco senza fine di fallimenti sportivi, con le uniche consolazioni di una semifinale al Mondiale del 1990 e una all’Europeo, per di più giocato in casa, del 1996.

                                                                                         

La missione di Roy Hodgson, però, sembra veramente ardua. Anzitutto, l’Inghilterra è inserita nell’equilibratissimo girone D che conta una potenziale favorita come la Francia, la Svezia di Ibrahimovic e i padroni di casa dell’Ucraina; poi, va considerato come nella lista dei convocati spicchino le pesanti assenze del difensore Rio Ferdinand, colonna del Manchester United, del centrocampista dei red devils Michael Carrick, dell’ala destra del Tottenham Aaron Lennon e di Peter Crouch, attaccante dello Stoke City che proprio in nazionale ha fatto spesso vedere i numeri migliori, con ben 22 gol in 42 presenze. E’ evidente il tentativo di Hodgson di creare un mix tra giovani promesse in rampa di lancio e giocatori d’esperienza. A fianco di veterani del calibro di John Terry, Ashley Cole, Steven Gerrard, Frank Lampard e di un bomber di razza come Wayne Rooney, troviamo infatti la freschezza di Theo Walcott, 23enne funambolica ala destra dell’Arsenal con già 18 presenze in nazionale, la velocità dell’esterno offensivo Alex Oxlade-Chamberlain, classe 1993 e un roseo avvenire con la maglia dei Gunners, la rapidità dell’attaccante del Manchester United Danny Welbeck (22 anni e 9 gol in Premier League quest’anno) e la possanza del centravanti Andy Carrol (classe 1989), acquistato lo scorso anno a peso d’oro dal Liverpool ma spesso e volentieri a secco di gol con la maglia dei Reds.

A Hodgson toccherà quindi l’ingrato compito di trasformare in squadra una rosa di giocatori dal tasso tecnico indiscutibilmente elevato, cercando di risolvere rebus annosi quali la difficile collocazione di Gerrard (nuovo capitano) e Lampard a centrocampo, o la necessità di trovare un degno sostituto a Wayne Rooney, costretto a saltare per squalifica le prime due fondamentali sfide contro Francia e Svezia, dopo il calcione dato a un avversario nel corso di Montenegro-Inghilterra dello scorso novembre. Tutto questo nella speranza che John Terry dimentichi i suoi guai fuori dal campo e che il portierone Joe Hart prosegua nella sua splendida stagione, che lo ha visto laurearsi campione d’Inghilterra con il suo Manchester City.

Ai posteri l’ardua sentenza, dunque. Ma, visti i tempi, non sarebbe sorprendente sentire dagli spalti i tifosi inglesi storpiare il loro tanto amato inno nazionale, richiedendo un aiuto divino particolare. “God save our Team”! Regina permettendo, ovviamente.

Categoria: Inghilterra, news, squadre

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Discussion1 Comment

  1. È incredibile come una squadra con così tanti campioni, ma soprattutto una nazione esportatrice in tutto il mondo di un calcio sano e spettacolare (sia dal punto di vista del tifo sia del bel gioco), non riesca ad imporsi in campo internazionale. Mi ricorda un po’ l’Inter prima della Venuta di “Jesus” Mourinho: una squadra dal valore tecnico-tattico immenso, dotata di forza fisica, di campioni invidiati ed elogiati da mezzo mondo, ma che soffre la mancanza di un gruppo unito e che sappia puntare con determinazione verso obiettivi importanti.
    L’Inghilterra è sempre stata poco “squadra”, un album di figurine dal valore inestimabile ma col quale ci puoi fare ben poco, se non sfogliarlo e compiacerti di averlo tra le mani. Il possessore di questa bella e maledetta collezione sarà quest’anno Hodgson. Vediamo un po’ cosa saprà fare.

    Mi auguro che almeno in questi Europei possano arrivare in finale… e perdere con l’Italia!

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