Germania “Uber alles”? Abbattete l’Aquila di Löw

by · June 20, 2012

Presentatasi ancora una volta come una delle squadre più complete e temute di questi Europei, la Germania ha un’altra grande occasione per dimostrare tutto il suo cinismo di gelida conquistatrice. Capitata in un girone che all’apparenza “l’inferno della Divina Commedia ci fa ridere…”, l’aquila tedesca di Joachim Löw ha già lasciato intendere le sue bramosie di superiorità, sconfiggendo e dominando prima un fiacco Portogallo, poi una stralunatissima Olanda, illustrando una mole di gioco costante e una sagacia tattica quasi disarmante. Le due squadre sopra menzionate, entrambe castigate dalla furia Mario Gomez, sono solo le ultime di una serie lunghissima di vittime mietute dal dirompente attacco della Germania, considerando il ruolino di marcia tedesco nelle gare di qualificazione a questi Europei: 10 partite, 10 vittorie. “Venni, vidi, vinsi” sarebbe espressione che potremmo leggere come più confacente rispetto alla modalità di gioco spietato e proficuo espresso dai teutonici, se non fosse che proprio quest’ultima locuzione sia la fonte di maggiore preoccupazione del blocco germanico. La squadra di Löw, infatti, ha ancora una volta tutte le carte in regola per giungere sul podio più alto, ma il suo recente passato narra abbondanza di aneddoti su trionfi sfumati in dirittura d’arrivo, aspettative deluse, traguardi visti all’orizzonte ma mai definitivamente raggiunti: escludendo le esperienze ai mondiali 2006 e 2010, manifestazioni concluse ad un passo dalla finale, gli ultimi Europei hanno visto la formazione tedesca perdere lo scettro di regina d’Europa nella finale di Euro 2008 contro la Spagna. L’ultimo trofeo che ha impreziosito la bacheca tedesca risale al 1996, anno in cui la Germania vinse gli  Europei in territorio inglese con l’allora milanista Oliver Bierhoff (nella foto sotto).

Sta a Löw e ai suoi ragazzi, dunque, rispolverare l’antica gloria della Germania del passato: quella dei leggendari Jurgen Klinsmann, Gerd Muller e Karl Einze Rumennigge; quella di Franz Beckenbauer e di Wolfgang Overath, che le hanno garantito fino ad oggi l’invidiabile secondo posto nel ranking Fifa, oltre che trofei e fama internazionale. La Germania non può e non deve fallire questa chance, ed è forse per questo motivo che il CT ha saggiamente chiamato a sé gran parte del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund, le squadre protagoniste della Bundesliga:

Portieri: 1 – Manuel Neuer, 26 anni (Bayern Monaco); 12 – Tim Wiese, 23 (Werder Bremen); 22 – Ron-Robert Zieler, 30 (Hannover 96);

Difensori: 14 – Holger Badstuber, 23 (Bayern Monaco); 20 – Jérôme Boateng, 23 (Bayern Monaco); 4 – Benedikt Höwedes, 24 (FC Schalke 04); 5 – Mats Hummels, 23 (Borussia Dortmund); 3 – Marcel Schmelzer, 24 (Borussia Dortmund); 16 – Philipp Lahm, 28 (Bayern Monaco); 17 – Per Mertesacker, 27 (Arsenal FC);

Centrocampisti: 15 – Lars Bender, 23 (Bayer 04 Leverkusen); 18 – Toni Kroos, 22 (Bayern Monaco); 13 – Thomas Müller, 22 (Bayern Monaco); 8 – Mesut Özil, 23 (Real Madrid CF); 6 – Sami Khedira, 25 (Real Madrid CF); 21 – Marco Reus, 23 (VfL Borussia Mönchengladbach); 9 – André Schürrle, 21 (Bayer 04 Leverkusen); 7 – Bastian Schweinsteiger, 27 (Bayern Monaco); 19 – Mario Götze, 20 (Borussia Dortmund); 2 – İlkay Gündoğan, 21 (Borussia Dortmund);

Attaccanti: 10 – Lukas Podolski, 27 (Colonia); 11 – Miroslav Klose, 34 (S.S. Lazio); 23 – Mario Gomez, 26 (Bayern Monaco).

Escluso dal team definitivo Marc André ter Stegen,  il numero uno che male aveva fatto nell’amichevole pre-Europei, la sicurezza fra i pali non ha che un solo nome: Manuel Neuer. Il giovane portiere para-rigori del Bayern Monaco è già considerato uno degli estremi difensori più forti di tutta Europa, dotato di agilità, coraggio e, cosa non da poco per un portiere, buoni piedi, come ben dimostrato sul rigore calciato in finale di Champions League. Lo schema prediletto da Löw e rodato nelle precedenti partite – talvolta anche a costo di subire le critiche dell’opinione pubblica che invece ne dubitava l’efficacia – è il 4-2-3-1, costituito dai due rocciosi centrali difensivi Holger Badstuber e Mats Hummels, affiancati da Jérôme Boateng, il parente-serpente del più noto milanista Kevin Prince (non casuale la scelta di avere due nazionalità differenti, rispettivamente tedesca e ghanese…) e dal motorino di difesa nonché capitano della squadra Philipp Lahm. Il centrocampo, vera colonna portante della potente corazzata tedesca, è innescato dal pistone offensivo Bastian Schweinsteiger (nella foto sotto con l’attaccante Podolsky), soprannominato l’angelo dell’Apocalisse più per le sue imperturbabili avanzate sulla fascia che per i suoi tagli di capelli a dir poco eclettici: suoi nell’ultimo match contro i tulipani i due preziosi assist per la doppietta di Mario Gomez. Al suo fianco sarà supportato dal colosso Sami Khedira, che tanto ha fatto vedere in questa bella stagione con il Real di Mourinho.

Le ali dell’aquila tedesca portano invece i nomi di Tomas Muller e del top player dell’Arsenal Lukas Podolskiquest’ultimo è armato, in quanto gunner (fuciliere), di un sinistro calibrato perfettamente al millimetro che in queste partite ha sospettosamente sparato a salve, se si esclude l’ultimo centro ai danni della Danimarca, forse serbando i colpi decisivi per partite future. Il folto numero di convocati in questo ruolo definisce la Germania come una formazione il cui centro nevralgico risiede principalmente nell’azione corale, oltre che nell’encomiabile perseveranza, e pertanto affida le sue speranze di vittoria alle giocate dei centrocampisti in grado di smarcare i suoi prolifici bomber. Bocciato fino ad ora il talentuoso trequartista dello Shalke 04 Julian Draxler, dato che ad assolvere i ruolo preposto è il madridista Mesut Özil: l’uomo che Josè Mourinho ha definito “il miglior numero 10 al mondo” è rimasto abbastanza nell’ombra in queste prime sfide europee, ma il calcio internazionale sa bene quali livelli potrebbe raggiungere qualora si risvegliasse dal suo torpore. Il palo colpito contro l’Olanda, per esempio, può essere interpretato come il segnale d’allarme che indica il suo progressivo recupero della forma fisica ottimale. Giungiamo infine all’artiglio avvelenato dell’aquila tedesca: il mattatore Mario Gomez. Avido di gol e di vittoria, vista la bruciante sconfitta in finale di Champion’s, il centravanti del Bayern Monaco appare letteralmente in stato di grazia: ricorda per le movenze e la facilità di finalizzazione un altro ex giocatore del Bayern (e nostra vecchia conoscenza), Luca Toni, e si presenta come il Re Mida di questa nazionale. Fino ad ora, ha trasformato ogni pallone vagante in area in oro colato, non a caso anche dal nostro sondaggio sui cannonieri risulta il più papabile alla conquista della classifica cannonieri per i nostri lettori, prima di Balotelli e Cristiano Ronaldo. Con un attaccante così, sarebbe quasi superfluo elencare gli altri attaccanti, se non fosse che la “riserva” altri non è che la leggenda vivente Miroslav Klose, il laziale dall’innato opportunismo e dall’inguaribile vizio del gol, vero e proprio incubo di ogni difensore.

Sulla carta pare non mancare nulla, in questa corazzata germanica: solidità, equilibrio, dinamismo, esplosività, imprevedibilità e potenza. L’imminente fase calda definirà se ha superato la prova di volo e se davvero, come l’aquila che ha sul petto, la Germania è in grado una volta per tutte di spingersi sulla vetta più alta per posarsi su un trofeo che aspetta da troppo tempo e che ne esalterebbe l’onorevole tributo del suo stesso inno: “Uber alles”, sopra tutti.

Alessandro Testa e Mario Agostino

Discussion1 Comment

  1. GP says:

    Finale : Italia – Spagna Oppure Italia – Germania
    Italia vincitrice dell’Eiropeo 2012

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