Attenzione all’armata russa, crocevia del vento dell’Est

by · May 31, 2012

In uno dei momenti più duri della sua storia unitaria, per il nostro Paese è tempo di affrontare i venti dell’Est degli Europei di calcio. Dopo settimane di frustrazione e dolore legate a terremoti reali e morali, inerenti tanto l’assetto geologico quanto quello istituzionale, bancario e sportivo, per l’Italia è tempo di scendere in campo, seppure in amichevole. Affinché il vento dell’Est dell’operazione Euro 2012 non impatti troppo traumaticamente, l’avversario scelto per saggiare Venerdì 1 Giugno la condizione degli azzurri non poteva che essere la Russia. Parliamo del paese più grande al mondo, in virtù di un territorio ricco di materie prime che occupa il 12% della superficie del pianeta, emblema di un Est leggendario che ha dato i natali a illustri figure della letteratura, del teatro, dell’atletica. Un paese non altrettanto grande sotto diversi altri profili, tra i quali il blasone legato al calcio, la cui nazionale nasce nel 1912. Dopo la Rivoluzione occorsa pochi anni dopo, la sua bandiera divenne quella dell’Unione Sovietica, sotto la quale il paese si aggiudicò la vittoria della prima edizione dei campionati europei di calcio, datata 1960, mentre non riuscì mai ad andare oltre il quarto posto in occasione dei mondiali.

Tornata come Russia nel ’92, oggi sulla sua panchina vede sedere l’olandese Richard Advocaat, detto Dick o Dirk (nella foto), classe 1947 con un passato di ex calciatore e opinionista dell’emittente NOS Studio Voetbal, soprannominato “il piccolo generale” in riferimento all’epiteto Il generale affibbiato a Rinus Michels, con cui Advocaat collaborò. Prima del Maggio 2010, a partire dal quale ha preso le redini della nazionale russa, Advocaat ha guidato varie compagini europee, tra le quali la sua stessa Olanda olandese, vincendo campionati e coppe nazionali in Olanda, Russia e Scozia, oltre ad una coppa UEFA ed una Supercoppa Europea con lo Zenit San Pietroburgo. Ecco i suoi 23 convocati definitivi in vista della fase finale degli Europei al termine dei quali, per propria stessa ammissione, concluderà l’avventura sulla panchina russa:

Portieri: Igor Akinfeev (CSKA Moska), Vyacheslav Malafeev (Zenit), Anton Shunin (Dinamo Moska).

Difensori: Aleksandr Anyukov (Zenit), Aleksei Berezutski (CSKA Moska), Sergei Ignashevich (CSKA Moska), Vladimir Granat (Dinamo Moska), Yuri Zhirkov (Anzhi), Dmitri Kombarov (Spartak Moska), Roman Sharonov (Rubin Kazan), Kirill Nababkin (CSKA Moska).

Centrocampisti: Igor Denisov (Zenit), Konstantin Zyryanov (Zenit), Roman Shirokov (Zenit), Denis Glushakov (Lokomotiv Moska), Igor Semshov (Dinamo Moska), Marat Izmailov (Sporting Lisbona), Alan Dzagoev (CSKA Moska).

Attaccanti: Andrey Arshavin (Zenit), Aleksandr Kerzhakov (Zenit), Aleksandr Kokorin (Dinamo Moska), Roman Pavlyuchenko (Lokomotiv Moska), Pavel Pogrebnyak (Fulham).

“Il piccolo generale” non ha destato grandi sorprese, anche se avrebbe certo gradito di potere contare ancora sull’esperienza di Vasili Berezutski, poderoso difensore del CSKA Mosca chiamatosi dolorosamente fuori a causa dei tempi di recupero più lunghi del previsto dovuti ad rognoso infortunio. Zoccolo duro di questa Russia, che il tecnico ha usato sovente schierare nelle qualificazioni secondo una sorta di “albero di natale”, un 4-3-2-1 di ancelottiana memoria, resta dunque lo Zenit San Pietroburgo campione di Russia, guidato dal nostro connazionale Luciano Spalletti e forte peraltro anche dei talenti nostrani Mimmo Criscito e Alessandro Rosina. A difendere i pali sarà confermata l’indiscussa reattività di Akinfeev; la retroguardia conterà quindi sulla forza fisica di Aleksei Berezutski, statuario terzino destro fratello del Vasili di cui sopra, e sul talento mancino di Zhirkov, in forza all’Anzhi di Eto’o, per la fascia sinistra, mentre la granitica coppia centrale sarà formata dal 32enne Ignashevic e da Anyukov, completando una terza linea estremamente competitiva.

Il centrocampo appare reparto piuttosto anonimo in termini di blasone ma non per questo sottovalutabile, in virtù della grande corsa assicurata dall’affiatato terzetto composto da Denisov, Zyryanov e Shirokov, mediani che abbinano dinamismo a discreta tecnica di base. La stella della squadra è senza dubbio il fantasista formato mignon dello Zenit, il capitano Andrei Arshavin (protagonista del video), irriducibile trottola che ama svariare sulla trequarti assicurando giocate in velocità e capacità d’inserimento alle spalle dell’unica punta di movimento, Pavlyuchenko, il quale dovrebbe spuntarla per la maglia da titolare su Progrebnyak. A coadiuvare Arshavin sulla trequarti sarà presumibilmente uno tra Dzagoev, giovane talento in ascesa, e Kerzhakov, altro campione di Russia con lo Zenit a suon di gol decisivi. Per aggiudicarsi la qualificazione agli Europei, la Russia ha vinto senza patemi d’animo il modesto Gruppo B, composto da Slovacchia, Irlanda, Armenia, Macedonia ed Andorra. L’urna si è rivelata tuttavia nuovamente benevola per i ragazzi di Advocaat, riservando loro un gruppo A che li chiamerà a misurarsi con Grecia, Repubblica Ceca e Polonia, compagini che sulla carta appaiono alla portata di un paese chiamato ad essere grande anche nel calcio che conta.

Mario Agostino

 

Categoria: news, Russia, squadre

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  1. L’Italia ha preso una frescata. Il clima europeo che doveva saggiare con una tranquilla amichevole, l’ha colta di sorpresa e l’ha raffreddata. Improvvisamente deve chiedersi se l’equipaggiamento è adatto per affrontare la burrasca europea:
    Il maglione difensivo si è sfilacciato con le prime intemperie russe, dopo aver fatto il suo dovere per 59 minuti, mentre gli scarponi del centrocampo (intesi come calzature) hanno esaurito le suole impedendo ai nostri piedi gelati di rialzarci e proseguire il cammino. Anche il cappello, intessuto dei pregiati fili di lana Balotelli e Cassano, ha provato a fare il suo dovere, salvo poi lasciarsi vincere dai venti dell’est e lasciar congelare la mente dell’attacco italiano.
    Quando è arrivata a metà percorso, si è lasciata andare e ha sentito il freddo dentro le ossa. Di colpo, il vento “Kerzakhov” ha abbassato le temperature degli azzurri. Un destro repentino. Dieci gradi sottozero.
    L’Italia ha provato a reagire, ma a un certo punto la manica Maggio/De Sanctis si è strappata di colpo e un altro brivido è penetrato nella spina dorsale italiana: “Shirokov”, facile facile.
    Meno 20.
    A quel punto c’è stato poco da fare: in balia della corrente russa l’Italia si è scucita ulteriormente e ha subìto una tempesta di neve. Shirikov, quando ormai non c’erano più ostacoli a impedire di attaccare la nuda pelle italiana, ha colpito nuovamente.
    La colonna di mercurio ha segnato un – 30 finale.

    Fortunatamente era una spedizione in avanscoperta, senza troppe pretese di conquista o di vittoria, e che ha portato solo un intenso raffreddore alla compagine italiana. Tuttavia, è tempo di capire se l’equipaggiamento è quello giusto, se la formazione è adatta ad affrontare questo tipo di avventure.
    Ormai non è più possibile cambiare guardaroba, le convocazioni sono già state diramate. Ma è sempre possibile dare un’occhiata nell’armadio e provare a cambiare abito. Oppure il suo abbinamento.

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