Alla scoperta dei nostri avversari: l’Irlanda

by · May 8, 2012

Diciotto giugno, diciotto anni dopo, è ancora Italia contro Repubblica d’Irlanda. Strane coincidenze a parte, la speranza più grande è che il risultato e soprattutto la prestazione degli azzurri siano diametralmente opposti a quella dei ragazzi di Arrigo Sacchi in quel caldo pomeriggio estivo al Giants Stadium di New York. I ricordi corrono indietro nel tempo fino ad arrivare a quel debutto nel mondiale americano del 1994, carico di attese e di grande ottimismo nell’affrontare una squadra che sembrava ampiamente alla portata di Roberto Baggio e soci: dopo un inizio promettente, però, le speranze italiane si infransero sulla beffarda parabola di Ray Houghton che, lesto ad approfittare di un approssimativo disimpegno di Baresi, si prese beffe di un Pagliuca colpevolmente fuori dai pali. 

Il brutto precedente dev’essere da monito agli azzurri di Prandelli perché l’Irlanda, pur non essendo tra le favorite del torneo, è una squadra che fa del ritmo e della forza fisica la sua arma principale. Il vero fuoriclasse, però, non sarà in campo, bensì in panchina. Il “fattore Trap”, infatti, non può non essere preso in considerazione: Giovanni Trapattoni, classe 1939, uno degli allenatori più vincenti nella storia del calcio, capace di trionfare in quattro campionati diversi e di alzare ben sette trofei internazionali, è accompagnato da un carisma e da un impatto mediatico da fare invidia ai vari Mourinho e Guardiola, ed è considerato a Dublino e dintorni come un vero e proprio eroe nazionale. Dopo la qualificazione sfiorata al Mondiale sudafricano del 2010, dove l’Irlanda fu eliminata ai play-off dalla Francia anche grazie a un clamoroso fallo di mani di Henry non visto dalla terna arbitrale, il Trap ha condotto i suoi ragazzi al secondo posto nel gruppo B dietro la Russia di Advocaat e, forse compensato dalla sorte dopo lo scippo subito a Parigi due anni prima, ha affrontato negli spareggi l’abbordabile Estonia, travolta nell’andata a Tallin per 4-0 prima del pareggio della partita di ritorno a Dublino che ha sancito la qualificazione dei verdi d’Irlanda alla fase finale degli Europei in Polonia e Ucraina.

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Trap a parte, la squadra che dopo 24 anni tornerà a calcare il palcoscenico della fase finale di un Europeo può contare su alcune buone individualità. Partendo dalla porta, troviamo il veterano Shay Given che, con ben 120 gettoni, detiene il record di presenze assolute in nazionale: considerato a ragion veduta tra i primi undici migliori giocatori della Premier League nello scorso decennio, il portiere irlandese, dopo essere stato scaricato dal Manchester City per far posto al giovane Joe Hart, ha difeso in questa stagione i pali dell’Aston Villa, risultando decisivo per la permanenza in massima serie dei Villans con una parata da urlo nel derby del 29 aprile scorso contro il West Bromwich Albion. Spostandoci in difesa, i nomi di maggior richiamo sono sicuramente quelli del versatile difensore John O’Shea (classe 1981), una vita alla corte di Sir Alex Ferguson e adesso in forza al Sunderland, e del trentaduenne difensore centrale Richard Dunne , miglior giocatore del 2011 della nazionale irlandese, ex capitano del Manchester City e adesso compagno di squadra di Given all’Aston Villa. A metà campo il giocatore più conosciuto dal grande pubblico è sicuramente da Damien Duff (1979), talentuoso esterno sinistro che ha vissuto i suoi momenti migliori nel primo Chelsea di Roman Abramovich; da non dimenticare poi l’estroso Aiden McGeady (1986), ala destra dello Spartak Mosca, uno degli intoccabili nello scacchiere di Trapattoni e occhio anche al grintoso mediano Glenn Whelan, che segnò un gran gol all’Italia in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali 2010, poi finita 2-2. Nel reparto avanzato, infine, come non ricordarci di Robbie Keane, talento e velocità abbinato a un grande senso del gol: l’ex interista, con 53 gol, detiene anche il record di reti segnate in nazionale.

Esperienza dunque, grande coesione e spirito di sacrificio: queste le armi migliori di una Irlanda che, nonostante la carta d’identità ingiallita dei suoi giocatori più rappresentativi, si presenta come la vera e propria mina vagante del gruppo C. Parafrasando una perla di saggezza dello stesso Trapattoni, quindi, ci sentiamo di dare un avviso di prudenza a Italia e Spagna: “don’t say cat, when you have not in the sac!”

Giorgio Tosto

Categoria: Irlanda, Italia, news

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